Micronutrienti · 10 ottobre 2026 · 9 min di lettura

Vitamina D: carenza, sole e integrazione. Cosa dicono i dati

Come si legge un valore di 25(OH)D, quali funzioni sono davvero documentate, quali fonti alimentari contano e quando l'integrazione ha senso.

Vitamina D: carenza, sole e integrazione. Cosa dicono i dati

Un problema di popolazione, non di nicchia

La vitamina D non è una vitamina in senso classico: è un pro-ormone che l'organismo sintetizza nella pelle a partire dal 7-deidrocolesterolo per azione dei raggi UVB, e che viene poi idrossilato nel fegato (25-idrossivitamina D, la forma che si dosa nel sangue) e nel rene (calcitriolo, la forma attiva).

L'alimentazione contribuisce in misura minoritaria: nella maggior parte delle diete europee copre una frazione modesta del bisogno, perché pochi alimenti ne sono ricchi. Il risultato è che lo stato vitaminico dipende soprattutto da esposizione solare, latitudine, stagione, pigmentazione cutanea, età e massa adiposa. In Italia, nonostante la latitudine favorevole, l'ipovitaminosi D è documentata come molto diffusa, in particolare nei mesi invernali, negli anziani e nelle persone con scarsa esposizione all'aperto.

Come si legge un valore di 25(OH)D

I riferimenti clinici comunemente adottati, coerenti con la Nota 96 dell'Agenzia Italiana del Farmaco che regola la prescrivibilità in Italia, sono:

25(OH)D siericaInterpretazione
< 10 ng/mL (< 25 nmol/L)Carenza grave
10–20 ng/mLCarenza
20–30 ng/mLInsufficienza
30–100 ng/mLAdeguatezza
> 100 ng/mLRischio di tossicità
Il dosaggio ha senso quando esiste un sospetto clinico o un fattore di rischio, non come screening indiscriminato annuale.

A cosa serve, e a cosa non serve

Le funzioni solidamente documentate riguardano il metabolismo di calcio e fosforo: la vitamina D aumenta l'assorbimento intestinale del calcio, contribuisce alla mineralizzazione ossea e previene rachitismo e osteomalacia. La carenza cronica si associa a iperparatiroidismo secondario, perdita di massa ossea, dolore muscoloscheletrico diffuso e debolezza dei muscoli prossimali, con aumento del rischio di caduta nell'anziano.

Sul resto — prevenzione oncologica, malattie autoimmuni, esiti cardiovascolari, infezioni respiratorie — la letteratura è ampia ma i grandi trial randomizzati non hanno confermato benefici clinici rilevanti nella supplementazione di soggetti non carenti. La posizione corretta è quindi: correggere la carenza sì, integrare a tappeto no.

Le fonti alimentari, in ordine di utilità reale

Valori indicativi per porzione, da tabelle di composizione degli alimenti:

AlimentoVitamina D per porzione
Olio di fegato di merluzzo (1 cucchiaio)molto elevato
Salmone, sgombro, aringa, sardine (100 g)5–20 µg
Tuorlo d'uovo (1)1–2 µg
Funghi esposti a UVvariabile, da 1 a oltre 10 µg
Latte e yogurt non fortificatitracce

Il fabbisogno di riferimento per l'adulto secondo i LARN è di circa 15 µg/die (600 UI), con valori più alti oltre i 74 anni. Ottenerlo dalla sola dieta è possibile ma richiede pesce grasso più volte a settimana: un obiettivo utile anche per altri motivi, come spiego parlando di omega-3.

Sole: quanto, quando, con che cautele

La sintesi cutanea è efficiente solo quando i raggi UVB raggiungono la superficie con angolo sufficiente: in Italia, questo significa mesi tra tarda primavera ed estate e ore centrali della giornata. Bastano esposizioni brevi di viso, avambracci e gambe, ripetute più volte a settimana, senza mai arrivare all'eritema: l'ustione non aumenta la sintesi, aumenta solo il danno cutaneo e il rischio oncologico. Nei mesi freddi la sintesi endogena alle nostre latitudini è di fatto trascurabile e lo stato vitaminico dipende dalle riserve accumulate e dall'apporto.

Chi va valutato con attenzione

  • Persone con osteoporosi, fratture da fragilità o in terapia con farmaci per l'osso
  • Anziani istituzionalizzati o con ridotta mobilità
  • Persone con malassorbimento (celiachia, malattia infiammatoria intestinale, chirurgia bariatrica)
  • Obesità: la vitamina D si distribuisce nel tessuto adiposo e la concentrazione circolante risulta più bassa a parità di apporto
  • Pelle scura, uso costante di filtri solari totali, abbigliamento coprente
  • Gravidanza e allattamento

Integrare bene: tre regole pratiche

Dosi fisiologiche e continuative funzionano meglio dei boli molto elevati e distanziati, che in alcuni studi sull'anziano non hanno mostrato vantaggi e in altri hanno destato preoccupazioni sul rischio di caduta.

Assumerla con un pasto contenente grassi migliora l'assorbimento, essendo liposolubile.

Non superare i limiti superiori di sicurezza senza indicazione medica: l'ipervitaminosi D provoca ipercalcemia, con nausea, poliuria, calcolosi renale e, nei casi gravi, danno renale.

Riferimenti

Se hai un valore di 25(OH)D fuori range o sospetti una carenza, possiamo interpretarlo nel contesto della tua alimentazione e del tuo stile di vita in una visita dedicata.